Nel forfettario paghi le tasse in due momenti. A fine giugno versi il saldo dell'imposta sostitutiva dell'anno precedente insieme al primo acconto dell'anno in corso. Entro fine novembre versi il secondo acconto. Con il metodo standard, i due acconti valgono ciascuno il 50% dell'imposta dell'anno precedente. I contributi seguono una logica simile, con alcune differenze in base alla cassa a cui sei iscritto. Il momento più pesante arriva quasi sempre nel secondo anno di attività: in un solo colpo paghi le tasse del primo anno e anticipi quelle del secondo.
Come funzionano saldo e acconti dell'imposta sostitutiva
L'imposta sostitutiva si calcola così: prendi gli incassi dell'anno, li moltiplichi per il coefficiente di redditività della tua attività, togli i contributi previdenziali versati nello stesso anno e applichi l'aliquota. L'aliquota è del 15%, oppure del 5% per i primi cinque anni di una nuova attività, se ne hai i requisiti. Conta il criterio di cassa: rilevano i soldi effettivamente incassati e i contributi effettivamente pagati nell'anno.
Il saldo è la differenza tra l'imposta dovuta per l'anno e gli acconti già versati per quello stesso anno. Gli acconti sono invece un anticipo sulle tasse dell'anno in corso. Con il metodo storico si calcolano sull'imposta dell'anno precedente e si dividono in due parti uguali:
- se l'imposta dell'anno precedente non supera 51,65 €, non devi alcun acconto;
- se è compresa tra 51,65 € e 257,52 €, paghi l'acconto in un'unica rata a novembre;
- se supera 257,52 €, paghi il 50% a giugno e il 50% a novembre.
Ad esempio, se nell'anno precedente la tua imposta è stata di 200 €, non paghi nulla a giugno come acconto e versi 200 € in un'unica soluzione a novembre.
E i contributi?
Se sei iscritto alla Gestione separata INPS, l'aliquota è del 26,07%, oppure del 24% se hai già un'altra copertura previdenziale. Si applica sul reddito forfettario, cioè sugli incassi moltiplicati per il coefficiente, fino a un massimale di 122.295 €. Anche questi contributi si pagano con saldo e acconti, alle stesse scadenze di giugno e novembre. La percentuale degli acconti contributivi chiedila al tuo commercialista: non è la stessa dell'imposta.
Se sei artigiano o commerciante funziona in modo diverso. Sul reddito minimo di 18.808 € paghi contributi fissi: 4.521,36 € se sei artigiano, 4.611,64 € se sei commerciante, a cui si aggiunge la quota di maternità di 7,44 €. Questi importi si versano a rate fisse durante l'anno, con un calendario diverso da quello delle tasse: verifica le date con il commercialista. Sul reddito che supera il minimo paghi il 24% se sei artigiano o il 24,48% se sei commerciante. Oltre 56.224 € le aliquote salgono rispettivamente al 25% e al 25,48%. Questa parte eccedente si paga con saldo e acconti, insieme alle tasse, a giugno e a novembre. Se ne hai i requisiti, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi.
Il calendario dell'anno
- Fine giugno: saldo dell'imposta sostitutiva dell'anno precedente e primo acconto del 50%; saldo dei contributi (Gestione separata o quota oltre il minimo) e primo acconto contributivo.
- 30 novembre: secondo acconto dell'imposta sostitutiva e secondo acconto dei contributi. Nella stessa data versi anche il bollo delle fatture elettroniche del 3° trimestre.
- 28 febbraio: bollo delle fatture elettroniche del 4° trimestre.
- Durante l'anno, solo per artigiani e commercianti: rate dei contributi fissi sul reddito minimo.
Il bollo del 1° e del 2° trimestre puoi rinviarlo finché il totale resta sotto 5.000 €. Quello del 3° e del 4° trimestre va sempre pagato alla sua scadenza.
Esempio: il secondo anno di un professionista
Marco ha aperto la partita IVA nel 2025 come professionista, con coefficiente del 78%. È iscritto alla Gestione separata e ha diritto all'aliquota del 5%. Nel 2025 ha incassato 40.000 €. Nel primo anno non ha pagato acconti, perché non aveva un'imposta dell'anno precedente su cui calcolarli, e non ha versato contributi.
- Reddito 2025: 40.000 × 78% = 31.200 €
- Contributi versati nel 2025: zero, quindi niente da dedurre
- Imposta sostitutiva 2025: 31.200 × 5% = 1.560 €
- Contributi Gestione separata 2025: 31.200 × 26,07% = 8.133,84 €
A fine giugno 2026 Marco versa 1.560 € di saldo dell'imposta 2025 e 780 € di primo acconto 2026, per un totale di 2.340 € di tasse. A questi si aggiungono 8.133,84 € di saldo dei contributi 2025 e il primo acconto contributivo. A novembre 2026 paga altri 780 € di secondo acconto d'imposta, più il secondo acconto contributivo. Solo a fine giugno, tra imposta e saldo dei contributi, escono già 10.473,84 €, prima ancora dell'acconto contributivo.
Perché nel secondo anno rischi di anticipare troppo
Supponiamo che Marco incassi 40.000 € anche nel 2026. Il reddito resta di 31.200 €, ma questa volta può dedurre i contributi versati nel 2026: almeno gli 8.133,84 € di saldo, più gli acconti contributivi. L'imponibile scende quindi al massimo a 23.066,16 €, e l'imposta 2026 sarà al massimo di 23.066,16 × 5% = 1.153,31 €. Con il metodo storico, però, ha versato 1.560 € di acconti. Ha quindi anticipato almeno 406,69 € in più, che recupera nella dichiarazione successiva.
Puoi anche scegliere il metodo previsionale, cioè calcolare gli acconti sull'imposta che prevedi per l'anno in corso. Conviene quando sai che pagherai meno, per esempio perché deduci molti contributi o perché gli incassi calano. Il rischio è sbagliare la stima per difetto e dover pagare sanzioni: fai il conto insieme al commercialista prima di ridurre i versamenti.
Come non farti trovare scoperto
Il problema del secondo anno non è l'importo in sé, ma il fatto che arriva tutto insieme. Ogni volta che incassi, metti da parte una quota per imposta e contributi, calcolata sul tuo coefficiente e sulla tua aliquota. Se sei vicino a novembre, controlla subito quanto devi per il secondo acconto: a metà ottobre hai ancora qualche settimana per organizzarti. Tieni d'occhio anche gli incassi rispetto al limite di 85.000 €: superarlo ti fa uscire dal forfettario dall'anno successivo, mentre oltre 100.000 € l'uscita è immediata.
Nel gestionale Forfettari.org il cruscotto fiscale aggiorna a ogni incasso la stima di imposta e contributi e ti dice quanto mettere da parte su quella fattura. Lo scadenzario ti ricorda le date di giugno, novembre e del bollo con gli importi previsti. Gli avvisi sulla soglia ti segnalano per tempo quando ti avvicini agli 85.000 €. Così arrivi agli acconti sapendo già quanto devi versare.
Domande frequenti
Nel primo anno di attività devo pagare gli acconti?
Con il metodo storico no, perché non hai un'imposta dell'anno precedente su cui calcolarli. Il primo versamento arriva a giugno dell'anno successivo, insieme al primo acconto.
Quanto pago a giugno e quanto a novembre?
A giugno paghi il saldo dell'anno precedente più il 50% di acconto, a novembre l'altro 50%. Se l'imposta dell'anno precedente è tra 51,65 € e 257,52 €, l'acconto si paga tutto a novembre. Sotto 51,65 € non è dovuto.
Se ho pagato acconti troppo alti li perdo?
No. La differenza risulta a tuo credito nella dichiarazione successiva e la recuperi. Chiedi al commercialista come usarla al meglio.
Gli acconti dei contributi sono uguali a quelli dell'imposta?
Le scadenze coincidono, ma le percentuali e le regole cambiano in base alla cassa. Per artigiani e commercianti i contributi fissi sul reddito minimo si pagano a rate separate. Verifica gli importi con il commercialista.
Approfondisci
Questa guida ha valore informativo: regole e importi possono cambiare e ogni situazione ha le sue particolarità. Prima di decidere, confrontati con il tuo commercialista.