Aprire la Partita IVA forfettaria costa poco. Il costo vero è tenerla aperta. Nel 2026 la spesa più grande sono quasi sempre i contributi previdenziali, poi l'imposta sostitutiva (15%, oppure 5% nei primi cinque anni se hai i requisiti). A questi si aggiungono il bollo sulle fatture, il commercialista e un eventuale gestionale. Se sei artigiano o commerciante paghi contributi fissi anche quando incassi poco. Se sei un professionista in gestione separata paghi in proporzione a quanto guadagni. Qui trovi le voci una per una, con esempi in euro.
Le voci di costo da mettere in conto
Prima di aprire conviene fare l'elenco completo di ciò che pagherai ogni anno. Alcune voci dipendono dal fatturato, altre no.
- Contributi INPS: in percentuale sul reddito in gestione separata, oppure una quota fissa più una percentuale per artigiani e commercianti.
- Imposta sostitutiva: 15% del reddito imponibile, oppure 5% per i primi cinque anni di una nuova attività se ne ricorrono le condizioni.
- Bollo da 2 € su ogni fattura sopra 77,47 €. In fattura non applichi l'IVA, ma il bollo sì.
- Commercialista: il compenso varia molto in base alla zona e ai servizi. Chiedi più preventivi e verifica cosa comprende, per esempio dichiarazione, F24 e consulenza.
- Strumenti per la gestione: fatturazione elettronica, gestionale, eventuali costi bancari.
- Per alcune attività, come artigiani e commercianti, ci sono anche gli adempimenti verso la Camera di Commercio. Gli importi esatti è meglio verificarli con il commercialista.
Prima di tutto controlla di poter entrare nel regime. Se nell'anno precedente hai avuto un reddito da lavoro dipendente o da pensione sopra 35.000 €, non puoi accedere al forfettario, salvo che quel rapporto di lavoro sia cessato.
Come si calcolano tasse e contributi
Nel forfettario non deduci le spese reali. Il reddito si calcola moltiplicando gli incassi per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. I coefficienti sono questi: 78% per professionisti e attività tecniche e scientifiche, 67% per altre attività economiche, 86% per costruzioni e attività immobiliari, 62% per intermediari del commercio, 54% per commercio ambulante di altri prodotti, 40% per commercio, alimentari, alloggio e ristorazione.
Vale il criterio di cassa: conta quando incassi, non quando emetti la fattura. Dal reddito togli i contributi previdenziali versati nell'anno, e sul risultato applichi l'imposta sostitutiva.
Esempio: professionista in gestione separata
Sei un consulente con coefficiente del 78% e nel 2026 incassi 30.000 €. Per semplicità supponiamo che i contributi versati nell'anno siano pari a quelli calcolati sul reddito dello stesso anno.
- Reddito: 30.000 × 78% = 23.400 €.
- Contributi gestione separata: 23.400 × 26,07% = 6.100,38 €.
- Reddito imponibile: 23.400 − 6.100,38 = 17.299,62 €.
- Imposta al 5%: 864,98 €. Imposta al 15%: 2.594,94 €.
- Totale annuo tra contributi e imposta: 6.965,36 € con l'aliquota al 5%, oppure 8.695,32 € con quella al 15%.
Se hai già un'altra copertura previdenziale obbligatoria, l'aliquota della gestione separata scende al 24%. I contributi in gestione separata si calcolano fino a un massimale di 122.295 €.
Artigiani e commercianti: il peso dei contributi fissi
Se ti iscrivi alla gestione artigiani o commercianti, paghi contributi fissi su un reddito minimo di 18.808 €, anche se incassi meno o non incassi nulla. Nel 2026 la quota fissa è di 4.521,36 € per gli artigiani e di 4.611,64 € per i commercianti. A questa si aggiunge un contributo di maternità di 7,44 €.
Sulla parte di reddito sopra 18.808 € paghi una percentuale: 24% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti. Oltre 56.224 € le aliquote salgono al 25% e al 25,48%, fino al massimale di 122.295 €.
Esempio: artigiano con coefficiente 67%
Incassi 40.000 €. Il reddito è 40.000 × 67% = 26.800 €. La parte sopra il minimale è 26.800 − 18.808 = 7.992 €. Su questa paghi il 24%, cioè 1.918,08 €. In tutto i contributi sono 4.521,36 + 1.918,08 = 6.439,44 €, più il contributo di maternità.
Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi. Con la riduzione la quota fissa scende a circa 2.938,88 € per gli artigiani e a 2.997,57 € per i commercianti. Paghi meno subito, ma maturi anche meno ai fini della pensione. Valuta la scelta con calma prima di presentare la domanda.
Bollo, scadenze e liquidità
Il bollo pesa poco, ma va gestito. Se emetti 40 fatture sopra 77,47 € in un anno, spendi 80 €. Il bollo delle fatture elettroniche del terzo e del quarto trimestre va versato sempre, alle scadenze del 30 novembre e del 28 febbraio. Quello del primo e del secondo trimestre puoi rinviarlo finché resta sotto 5.000 €.
Per l'imposta sostitutiva, dal secondo anno paghi anche gli acconti: 50% a giugno e 50% a novembre. Se l'acconto non supera 51,65 € non lo devi versare. Fino a 257,52 € lo paghi in un'unica rata a novembre. È il motivo per cui il secondo anno sembra spesso più caro: paghi il saldo dell'anno prima e gli acconti di quello in corso.
I limiti da tenere d'occhio
Il forfettario resta conveniente finché resti sotto 85.000 € di incassi. Se superi questa cifra, esci dal regime dall'anno successivo. Se superi 100.000 €, l'uscita è immediata e devi applicare l'IVA già dalla fattura che fa superare il limite. In quel caso cambiano tutti i costi di gestione, compresi quelli del commercialista.
Tieni i costi sotto controllo con Forfettari.org
Il modo più semplice per non avere sorprese è sapere in ogni momento quanto ti costa davvero la Partita IVA. Nel gestionale di Forfettari.org il cruscotto fiscale stima contributi e imposta in base ai tuoi incassi. A ogni pagamento ricevuto ti indica quanto mettere da parte. Ti avvisa quando ti avvicini alla soglia degli 85.000 € e raccoglie in uno scadenzario acconti, saldi e bolli, così arrivi a ogni F24 con i soldi già pronti.
Domande frequenti
Qual è la spesa più alta di una Partita IVA forfettaria?
Quasi sempre i contributi INPS. Per artigiani e commercianti c'è anche una quota fissa che si paga indipendentemente dagli incassi.
Se incasso poco, pago comunque i contributi?
In gestione separata paghi in proporzione al reddito. Come artigiano o commerciante paghi invece la quota fissa sul reddito minimo di 18.808 €, anche con incassi bassi.
Quanto costa il commercialista per un forfettario?
Dipende dalla zona e dai servizi compresi. Chiedi più preventivi e verifica che comprendano dichiarazione, calcolo dei contributi e F24.
Devo mettere l'IVA nelle fatture?
No, nel forfettario non applichi l'IVA. Devi però mettere il bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 €.
Approfondisci
Questa guida ha valore informativo: regole e importi possono cambiare e ogni situazione ha le sue particolarità. Prima di decidere, confrontati con il tuo commercialista.