Da forfettario emetti una nota di credito quando devi annullare, in tutto o in parte, una fattura elettronica già consegnata al cliente: un importo sbagliato, uno sconto concordato dopo, un lavoro non svolto o una fattura intestata alla persona sbagliata. La nota di credito non contiene IVA, come le tue fatture. Per le tasse, però, conta poco il documento in sé: nel forfettario vale il criterio di cassa, quindi pesano solo i soldi che hai davvero incassato e quelli che restituisci.
Quando serve davvero una nota di credito
Una fattura elettronica accettata dal Sistema di Interscambio non si può cancellare né modificare. Se contiene un errore o se l'accordo con il cliente cambia, l'unico modo corretto per rimediare è emettere una nota di credito che la storni. I casi più comuni sono questi:
- Hai sbagliato l'importo e devi ridurlo (se devi aumentarlo, emetti una nuova fattura per la differenza).
- Hai intestato la fattura al cliente sbagliato o con dati fiscali errati: stornala per intero e rifalla corretta.
- Hai concesso uno sconto o un abbuono dopo aver emesso la fattura.
- Il lavoro è stato annullato o svolto solo in parte.
- Hai fatturato due volte la stessa prestazione.
Se invece la fattura è stata scartata dal Sistema di Interscambio, non è mai stata emessa: non serve nessuna nota di credito, basta correggerla e reinviarla. Per i tempi esatti della correzione chiedi conferma al tuo commercialista.
Come si compila la nota di credito da forfettario
La nota di credito si emette in formato elettronico, con lo stesso programma che usi per le fatture. Ecco i passaggi:
- Scegli come tipo di documento la nota di credito (codice TD04 nel tracciato della fattura elettronica).
- Inserisci i dati del cliente esattamente come nella fattura originale.
- Indica numero e data della fattura che stai stornando, così il collegamento è chiaro.
- Scrivi l'importo da stornare in positivo: è il tipo di documento a dire che si tratta di una riduzione.
- Non applicare IVA e riporta la stessa dicitura sul regime forfettario che usi in fattura.
- Se nella fattura avevi addebitato la rivalsa INPS del 4%, storna anche la quota corrispondente.
Sul bollo da 2 € la prassi più diffusa è applicarlo anche alla nota di credito quando l'importo supera 77,47 €, perché è un documento senza IVA come la fattura. Se la fattura originale aveva il bollo addebitato al cliente, valuta con il commercialista come gestirlo nello storno.
Effetti sugli incassi: conta il denaro, non il documento
Con il criterio di cassa il reddito si calcola sugli incassi moltiplicati per il coefficiente di redditività. La nota di credito cambia i numeri solo se cambia il denaro che è passato di mano. Ci sono tre situazioni tipiche.
Fattura non ancora pagata
Se storni una fattura che il cliente non ti ha mai pagato, non succede nulla sul fronte fiscale: non avevi incassato niente e non devi togliere niente. La nota di credito serve solo a sistemare la contabilità e il rapporto con il cliente.
Fattura pagata e rimborso nello stesso anno
Se il cliente ti ha pagato e gli restituisci una parte nello stesso anno, l'incasso che conta è quello netto: quanto hai ricevuto meno quanto hai restituito. Conserva la prova del bonifico di rimborso insieme alla nota di credito.
Fattura pagata e rimborso in un anno successivo
Se hai incassato in un anno e restituisci l'anno dopo, l'incasso dell'anno precedente resta quello che era. Come trattare la restituzione dipende dalla situazione: è un caso da verificare con il commercialista prima di presentare la dichiarazione.
Esempio: quanto cambiano tasse e contributi
Sei un professionista iscritto alla Gestione Separata, con coefficiente del 78% e imposta sostitutiva al 15%. Emetti una fattura da 3.000 € e il cliente la paga. Poi vi accordate per uno sconto di 1.000 €: emetti una nota di credito da 1.000 € e gli restituisci la somma nello stesso anno.
- Senza rimborso: reddito 3.000 × 78% = 2.340 €; imposta 2.340 × 15% = 351 €.
- Con rimborso: incasso netto 2.000 €; reddito 2.000 × 78% = 1.560 €; imposta 1.560 × 15% = 234 €.
- Risparmio di imposta: 117 €.
- Contributi Gestione Separata al 26,07%: 780 € di reddito in meno valgono circa 203,35 € di contributi in meno.
Per semplicità l'esempio non considera la deduzione dei contributi versati nell'anno, che nel calcolo reale riduce ulteriormente il reddito su cui paghi l'imposta. Il principio però resta: meno incassi netti, meno reddito, meno imposta e meno contributi.
Effetti sulla soglia degli 85.000 €
Anche il limite di 85.000 € si misura sugli incassi. Se superi 85.000 € esci dal forfettario dall'anno successivo; se superi 100.000 € l'uscita è immediata e devi applicare l'IVA dalla fattura che fa superare il limite. Una nota di credito su una fattura mai pagata non ti fa guadagnare margine, perché quell'importo non era mai entrato nel conteggio.
Se invece restituisci denaro già incassato nello stesso anno, l'incasso netto si riduce. Esempio: hai incassato 86.000 € e restituisci 2.000 € a un cliente per un lavoro annullato; l'incasso netto è 84.000 €. Proprio perché in gioco c'è la permanenza nel regime, non emettere note di credito solo per restare sotto soglia: devono corrispondere a uno storno reale, documentato e con un rimborso effettivo. Prima di contarci, fai verificare il calcolo al commercialista.
Errori da evitare
- Emettere una nuova fattura corretta senza stornare quella sbagliata: il cliente si ritrova con due documenti per la stessa prestazione.
- Inserire l'importo con il segno meno: con il tipo documento corretto va scritto in positivo.
- Dimenticare di collegare la nota di credito alla fattura originale.
- Considerare la nota di credito come un rimborso: se non restituisci i soldi, l'incasso non cambia.
- Mettere da parte le tasse sull'incasso lordo dopo aver già restituito una parte al cliente.
Con il gestionale Forfettari.org la nota di credito non resta un documento isolato: quando registri un rimborso, il cruscotto fiscale aggiorna incassi netti, imposta e contributi stimati, e ricalcola quanto mettere da parte. Gli avvisi sulla soglia tengono conto degli incassi effettivi, così vedi subito quanto margine hai rispetto agli 85.000 €, e lo scadenzario ti ricorda acconti e bolli senza doverli ricalcolare a mano.
Domande frequenti
Posso annullare una fattura elettronica senza nota di credito?
No. Una fattura accettata dal Sistema di Interscambio non si può cancellare: per annullarla o ridurla devi emettere una nota di credito. Se invece è stata scartata, basta correggerla e reinviarla.
La nota di credito da forfettario ha l'IVA?
No. Come le tue fatture, anche la nota di credito è senza IVA e riporta la dicitura sul regime forfettario.
Se storno una fattura non pagata devo fare qualcosa per le tasse?
No. Con il criterio di cassa quella somma non è mai entrata negli incassi, quindi non cambia né il reddito né la soglia.
Sulla nota di credito va il bollo da 2 €?
Nella prassi più diffusa sì, se l'importo supera 77,47 €, perché è un documento senza IVA. Per i casi dubbi verifica con il commercialista.
Questa guida ha valore informativo: regole e importi possono cambiare e ogni situazione ha le sue particolarità. Prima di decidere, confrontati con il tuo commercialista.