Il regime forfettario ha un limite: 85.000 € di ricavi o compensi in un anno. Superarlo non è un reato e non fa scattare sanzioni, ma cambia il modo in cui paghi le tasse. Quanto cambia dipende da quanto lo superi: tra 85.000 e 100.000 € hai tempo fino a fine anno, oltre i 100.000 € l’effetto è immediato.
Conta quanto incassi, non quanto fatturi
Nel forfettario vale il criterio di cassa: per la soglia contano i compensi incassati nell’anno, non le fatture emesse. Una fattura di dicembre pagata a gennaio conta per l’anno successivo. La rivalsa INPS del 4% che addebiti al cliente fa parte del compenso, mentre il contributo integrativo delle casse professionali e l’IVA, che non applichi, restano fuori.
Tra 85.000 e 100.000 €: esci dall’anno dopo
Se a fine anno hai incassato più di 85.000 € ma non più di 100.000 €, per tutto l’anno in corso resti forfettario: continui a fatturare senza IVA e paghi l’imposta sostitutiva sul reddito calcolato con il coefficiente. Dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario, quindi con IVA in fattura, IRPEF a scaglioni e costi deducibili.
- Le fatture dell’anno in corso restano senza IVA.
- Le tasse dell’anno si calcolano ancora con le regole del forfettario.
- Dall’anno successivo applichi l’IVA e tieni la contabilità ordinaria o semplificata.
- Puoi rientrare nel forfettario quando i tuoi incassi tornano sotto il limite e rispetti gli altri requisiti.
Oltre 100.000 €: esci subito
Se nel corso dell’anno superi i 100.000 € di incassi, esci dal forfettario già nell’anno in corso. La fattura con cui superi il limite va emessa con l’IVA, e così tutte quelle successive. Da quel momento hai gli adempimenti IVA di un contribuente ordinario.
Per le imposte sui redditi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’intero anno viene tassato con le regole ordinarie, non solo la parte dopo il superamento. In pratica perdi l’imposta sostitutiva su tutto il reddito dell’anno: è la conseguenza più costosa, ed è il motivo per cui conviene accorgersene prima.
Un esempio con i numeri
Un consulente informatico con coefficiente 78% incassa 92.000 € nel 2026. È sopra gli 85.000 € ma sotto i 100.000 €: per il 2026 paga l’imposta sostitutiva al 15% su un reddito di 71.760 € meno i contributi versati, e dal 2027 passa al regime ordinario. Se invece a novembre avesse incassato una fattura che lo portava a 104.000 €, quella fattura avrebbe dovuto avere l’IVA e il reddito di tutto il 2026 sarebbe stato tassato in modo ordinario.
Come non arrivarci impreparato
- Tieni il conto degli incassi, non delle fatture: una fattura conta quando la incassi.
- Fai attenzione all’ultimo trimestre, quando un incasso grosso può spostarti oltre il limite.
- Se sei vicino ai 100.000 €, valuta con il tuo commercialista se e quando incassare le ultime fatture.
- Prepara per tempo il passaggio al regime ordinario: IVA, contabilità e acconti cambiano.
Nel gestionale di Forfettari.org il cruscotto mostra in ogni momento quanto manca alla soglia e ti avvisa per email e sul desktop quando arrivi a 80.000, 85.000 e 100.000 € di incassi.
Domande frequenti
Se supero 85.000 € a metà anno devo applicare subito l’IVA?
No. Se resti entro i 100.000 € continui a fatturare senza IVA fino al 31 dicembre ed esci dal forfettario dall’anno successivo.
La soglia si calcola sul fatturato o sugli incassi?
Sugli incassi dell’anno: nel forfettario vale il criterio di cassa, quindi conta la data in cui il cliente ti paga.
Il contributo integrativo della cassa conta per la soglia?
No, il contributo integrativo addebitato al cliente non è un tuo compenso. La rivalsa INPS del 4% invece sì.
Posso tornare nel forfettario dopo esserne uscito?
Sì, quando gli incassi dell’anno precedente tornano entro il limite e rispetti gli altri requisiti del regime.
Approfondisci
Questa guida ha valore informativo: regole e importi possono cambiare e ogni situazione ha le sue particolarità. Prima di decidere, confrontati con il tuo commercialista.