Per chiudere una partita IVA forfettaria comunichi la cessazione dell'attività all'Agenzia delle Entrate. Se sei artigiano o commerciante, ti cancelli anche dal Registro delle imprese e dalla gestione INPS. La chiusura però non azzera i conti: le tasse e i contributi dell'ultimo anno li paghi l'anno dopo, con la dichiarazione dei redditi. Prima di chiudere, quindi, emetti tutte le fatture, incassa quello che ti spetta e fai una stima di quanto dovrai ancora versare.
Quando conviene chiudere
Puoi chiudere in qualsiasi momento dell'anno. Prima di farlo, però, controlla di aver completato tutto il lavoro. Nel forfettario conta il criterio di cassa: un compenso entra nel reddito quando lo incassi, non quando emetti la fattura. In generale l'attività non si considera conclusa finché restano compensi fatturati e non ancora riscossi. Se hai clienti che devono ancora pagarti, conviene aspettare l'incasso oppure valutare con il commercialista come gestire quei crediti. Chiudere in fretta e incassare dopo crea complicazioni.
Guarda anche al calendario. Se chiudi a fine anno, l'ultimo anno fiscale coincide con un anno intero di attività. Se chiudi a metà anno, avrai meno incassi da tassare. Gli acconti già versati, però, sono calcolati sull'anno precedente e possono risultare più alti del necessario. Se sei artigiano o commerciante, i contributi fissi dipendono dal periodo di iscrizione: chiedi al commercialista come si ripartiscono nel tuo caso.
Gli ultimi adempimenti, in ordine
- Emetti le ultime fatture elettroniche per i lavori già svolti. Ricorda niente IVA in fattura e il bollo da 2 € sulle fatture sopra 77,47 €.
- Incassa tutti i compensi aperti, oppure decidi con il commercialista come trattare quelli che restano in sospeso.
- Fai una nota di credito per le fatture da annullare o correggere, così l'ultimo anno non porta con sé importi sbagliati.
- Versa il bollo delle fatture elettroniche ancora dovuto, compreso quello del 1° e 2° trimestre se lo avevi rinviato perché sotto 5.000 €.
- Comunica la cessazione all'Agenzia delle Entrate entro il termine previsto. Il commercialista ti indica la data esatta da rispettare.
- Se sei iscritto alla Camera di Commercio, presenta la cancellazione dal Registro delle imprese e chiudi la posizione INPS artigiani o commercianti.
- Conserva fatture, ricevute di pagamento e F24: potrebbero servirti in caso di controlli anche dopo la chiusura.
Tasse e contributi dell'ultimo anno
Anche dopo la chiusura presenti la dichiarazione dei redditi per l'ultimo anno di attività. Le regole restano quelle di sempre. Il reddito si calcola moltiplicando gli incassi per il coefficiente di redditività della tua attività. Da questo reddito sottrai i contributi previdenziali versati nell'anno. Sul risultato paghi l'imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% se sei nei primi cinque anni di una nuova attività e ne hai i requisiti.
C'è un punto da tenere presente. I contributi dell'ultimo anno li versi in gran parte l'anno successivo, quando non hai più redditi da forfettario da cui sottrarli. Se in quell'anno hai altri redditi, per esempio da lavoro dipendente, chiedi al commercialista se e come puoi portarli in deduzione. Altrimenti rischi di perdere un vantaggio a cui avresti diritto.
Esempio: professionista in gestione separata
Sei un consulente con coefficiente del 78% e chiudi la partita IVA nel 2026, dopo aver incassato in tutto 30.000 €. Nel corso del 2026 hai versato 5.000 € di contributi riferiti all'anno precedente. Nel 2025 la tua imposta sostitutiva era di 3.000 €, quindi gli acconti del 2026 sono 1.500 € a giugno e 1.500 € a novembre.
- Reddito lordo: 30.000 € × 78% = 23.400 €
- Reddito imponibile: 23.400 € − 5.000 € di contributi versati = 18.400 €
- Imposta sostitutiva al 15%: 18.400 € × 15% = 2.760 €
- Contributi gestione separata: 23.400 € × 26,07% = 6.100,38 €
- Acconti 2026 calcolati sull'anno prima: 1.500 € + 1.500 € = 3.000 €
Con gli acconti pieni verseresti 3.000 € a fronte di un'imposta reale di 2.760 €. Ti resterebbe un credito di 240 € da recuperare l'anno dopo. In alternativa puoi pagare a novembre un acconto ridotto, calcolato sul reddito che prevedi per il 2026: 2.760 € − 1.500 € = 1.260 € invece di 1.500 €. Questa scelta va fatta con attenzione. Se la stima è troppo bassa e l'imposta finale risulta più alta, paghi la differenza con sanzioni e interessi. Nell'esempio, inoltre, i 6.100,38 € di contributi dovuti per il 2026 li verserai quasi tutti nel 2027. Mettili da parte prima di chiudere.
Artigiani e commercianti: cosa cambia
Se sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti, oltre ai contributi in percentuale ci sono quelli fissi sul reddito minimo di 18.808 €. Su base annua sono 4.521,36 € per gli artigiani e 4.611,64 € per i commercianti. Sopra il minimo paghi il 24% se sei artigiano e il 24,48% se sei commerciante, fino a 56.224 €. Oltre quella cifra l'aliquota sale di un punto. Ricordati di chiudere anche la posizione INPS, altrimenti i contributi fissi continuano a maturare. Se godevi della riduzione del 35%, verifica con il commercialista come si applica sui contributi dell'ultimo periodo.
Errori da evitare
- Chiudere con fatture ancora da incassare, senza aver deciso come gestirle.
- Dimenticare il bollo rinviato del 1° e 2° trimestre.
- Pagare l'acconto di novembre senza chiederti se è proporzionato a quanto hai incassato davvero.
- Spendere tutto l'ultimo incasso senza tenere da parte saldo dell'imposta e contributi dell'anno dopo.
- Chiudere la partita IVA ma non la posizione in Camera di Commercio o all'INPS.
Quando decidi di chiudere, ti serve un quadro preciso di quanto hai incassato nell'anno e di quanto dovrai ancora versare. Nel gestionale Forfettari.org il cruscotto fiscale ti mostra imposta e contributi maturati sugli incassi registrati. Vedi anche quanto mettere da parte a ogni pagamento ricevuto e quali scadenze restano aperte nello scadenzario, dal bollo agli acconti. Così arrivi alla chiusura con i conti chiari e i soldi già accantonati.
Domande frequenti
Posso chiudere la partita IVA forfettaria a metà anno?
Sì, puoi chiudere in qualsiasi momento. Tasse e contributi si calcolano sugli incassi del periodo in cui sei rimasto aperto e li paghi l'anno dopo con la dichiarazione dei redditi.
Devo pagare l'acconto di novembre se chiudo?
L'acconto si basa sull'anno precedente. Puoi ridurlo se prevedi un'imposta più bassa, ma una stima sbagliata comporta sanzioni e interessi: valuta la cifra con il commercialista.
Cosa succede se un cliente mi paga dopo la chiusura?
Di norma l'attività non si considera conclusa finché restano compensi da incassare. Se hai crediti aperti, chiedi al commercialista come gestirli prima di comunicare la cessazione.
I contributi dell'ultimo anno si possono dedurre?
Si deducono nell'anno in cui li versi. Se li paghi dopo la chiusura e hai altri redditi, il commercialista ti dice se e come portarli in deduzione.
Approfondisci
Questa guida ha valore informativo: regole e importi possono cambiare e ogni situazione ha le sue particolarità. Prima di decidere, confrontati con il tuo commercialista.